1999 - Milano - Concorso Nuovi Segni

ENTE PROMOTORE: Il Sole 24 ORE
SITO: porta sud ovest di Milano, via Lorenteggio
GIURIA: Renzo Piano, Anna Detheridge, Salvatore Carrubba, Paolo Fabbri, Massimiliano Fuksas, Fulvio Irace, Maurizio Lupi, Guido Martinotti.
MOTTO: Idraulico Solido
PROGETTO: architetti Luca Farinelli, Giovanni Fortini, Sergio Fortini

Progetto Finalista

ANNO: 1999

attuale

Dati: La via fa parte di un paesaggio urbano diverso dagli antichi centri storici della città italiana; rimasta per molto tempo "invisibile" all’architettura ufficiale, caratterizzata da una crescita spontanea di torri per uffici, centri commerciali e facciate pubblicitarie indirizzate a un traffico veloce, è tuttavia un punto nevralgico in un territorio fin qui mai mappato perché classificato a priori come non rilevante, abitato da una eterogeneità di stili e di linguaggi.

idraulico solido

Azione: L’idea nevralgica è quella di garantire e anzi favorire qualsiasi tipo di mobilità attraverso (non “dentro”) l’area di progetto, nebulizzarne i confini rendendoli soglie osmotiche di oltrepassaggio in una sorta di “produzione collettiva di mobilità”. Il tutto partendo dalla volontà quasi paradossale di mantenere come preesistenza l’unica claudicante traccia di mobilità, il tram, e farne il cuore di un organismo di attività. Dunque, partendo da ovest, centro conferenze, il percorso si smembra in sezione verticale: il carrabile si alza permettendo l’inserimento sottostante del costruito invertendone l’abituale rapporto: lo spazio a livello terra si modella secondo moduli di pieno e di vuoto che filtrano il verde, lo setacciano e, al contrario di una strada, lo lasciano passare. Al tempo stesso il pedonale ciclabile avvolge a spirale l’edificio di partenza e s’innesta sopra il carrabile procedendo nella stessa direzione: attraverseranno insieme l’arteria divaricandosi in sezione in corrispondenza della torre, punto in cui il carrabile si abbassa immettendosi nel flusso stradale, vigilato dal ponte pedonale.

idraulico solido

Lo stesso percorso, a partire dalla torre è infatti compiuto da un altro tipo di flusso, quello informazionale: fasci di fibre ottiche che, sbucando dal sottosuolo, portano attraverso il ponte nuova memoria sull’altro lato dell’intervento, dove trovano naturale accoglimento nell’imbuto della piega più alta dei parcheggi. I parcheggi, appunto. Perché contemporaneamente, sul lato est dell’arteria, il suolo nel ripiegarsi forma strati di tessuto connettivo in cui le macchine arrivano, rampeggiano, si depositano lasciando i movimenti successivi ai pedoni. Una interfaccia grande di parcheggi, filtro d’accesso all’organismo di funzioni che racchiude, su più livelli, teatro, auditorium, cinema multisala, sale espositive, ristorante, ipermercato, stazione dei tram. Proprio la presenza della stazione costituisce il primo segno di superficie da cui tracciare il varco diagonale, sorta di ferita al manto di copertura che mette in collegamento pedonale due angoli opposti dell’area: la stazione diventa un vero polo intermodale che permette l’accesso contemporaneo al nucleo di attività, ai percorsi pedonali di terra e superiori, ai parcheggi ed eventualmente al manto erboso sovrastante. C’è infatti una coperta naturale che ammanta tutto il costruito lacerandosi solo nel varco appena descritto; nell’arco vetrato a dar luce all’ipermercato, corrispondente superficiale dell’arco dei binari; nella grande calotta centrale da esso coronata, emergenza stratigrafica di neogeologia.