2008 - Pavia di Udine (UD) - Riqualificazione urbana

ENTE PROMOTORE: Comune di Pavia di Udine
SITO: Centro storico di Pavia di Udine fra via Selvuzzis e via Roma
MOTTO: 3DUnion
PROGETTO: architetti Luca Farinelli e Enrico Bonazza, dott.ssa Maria Chiara Santi

3° Classificato

ANNO: 2008



Concept. L’obiettivo del progetto è in primis la creazione di uno spazio pienamente fruibile, che non sia più meramente “di risulta” o uno scampolo ritagliato tra gli spazi usurpati dalle automobili. E’ dunque dal ridisegno della mobilità che si è partiti per generare un luogo; e farlo emergere come un’isola risparmiata dal flusso veicolare. Nello spazio individuato si è cercato di conciliare unità e varietà, al fine di assolvere alle molteplici funzioni dello spazio pubblico, pur salvaguardando la percezione di un insieme senza soluzione di continuità. Ciò che s’intende creare è, cioè, un continuum di luoghi che dialoghino tra loro e che gli elementi del progetto (dall’arredo urbano, al riassetto viabile, sino ai materiali) raccordino tra loro in veste di traits d’union.



È così che un primo dualismo, una “macro-opposizione”, tra aree dello stare e aree del muoversi, viene ricondotto a unità dalla comunanza degli elementi di arredo urbano e dei materiali. E ancora, l’articolarsi dello "stare" in tre piazze- ciascuna con la propria identità- non fa smarrire il senso di uno spazio unico e coeso. In questo edificio che il progetto va costruendo, il fruitore viene dunque accolto, sul lato meridionale della chiesa, dallo sviluppo longitudinale di una prima piazza in marmo bianco che, vero e proprio vestibolo, raccorda esterno ed interno, indirizza verso il cuore dell’edificio stesso e ne offre una prima immagine. Segue una seconda piazzetta in porfido grigio che, oltre al monumento dei caduti esistente e a una seduta, fa spazio ad una fontana. Punto più notevole della piazza, è immediatamente visibile a chi accede all’area provenendo tanto da via Roma che da via Selvuzzis; e rappresenta il vero e proprio baricentro, il trait d’union tra la prima e la terza piazza. Cuore dell’intero progetto, essa è il punto verso cui l’attenzione del fruitore è fatta convergere persino dalla forma ad imbuto dell’area di intervento. Si tratta di un grande spazio aperto e libero, senza l’interruzione di alcun elemento verticale e visivamente dilatato dal marmo bianco, e che assume la valenza di foro: spazio pubblico per antonomasia, luogo di aggregazione con molteplici funzioni, vuoto destinato ad essere riempito dalla vita e dalle esigenze della comunità, di volta in volta diviene luogo di mercato, di memoria (con il monumento ai caduti), di festa (con la sagra paesana “dai pirus”).

attuale-proposto

Il ridisegno della viabilità ha, nella concezione del progetto, un ruolo essenziale, in quanto mira a restituire tanto alla mobilità lenta che allo “stare” gli spazi che attualmente essi si ritagliano “al negativo” da quelli deputati alla circolazione carrabile. Se ora la chiesa assolve di fatto ad una funzione di rotatoria, il progetto intende traslare questo compito nel grande albero che sorge all’incrocio tra le vie Roma e Selvuzzis: esso diviene porta d’ingresso al paese e perno attorno a cui si articola lo smistamento del traffico. L’accentramento della viabilità in questo punto costringe, peraltro, al rallentamento e all’innalzamento della soglia di attenzione in coloro che lo attraversano, risolvendo, così, il problema dell’eccessiva velocità di transito delle autovetture provenienti da Udine. La dinamica dei fluidi ha suggerito di creare due barriere - due dighe- che interrompano lo scorrimento del flusso veicolare: la pedonalizzazione (che tuttavia preserva l’accesso di residenti e mezzi di soccorso) trasforma dunque l’area risparmiata dal flusso in un’ isola. A segnalare l’approdo ad essa è il cambio di pavimentazione, che diviene in pietra naturale (porfido e marmo).



L’arredo urbano è improntato a criteri di sobria essenzialità, così che a delineare l’aspetto della piazza siano di volta in volta le esigenze della comunità (mercato, sagra paesana…). Si è scelto di collocare nelle tre piazze soltanto semplici sedute in cemento bianco gettate in opera, cui si aggiunge il verde nelle due piazze in marmo, e una fontana nella piazzetta in porfido. Si tratta di una fontana a pavimento a giochi d’acqua, illuminata a led colorati. La sua collocazione baricentrica rispetto alle due piazze maggiori sottolinea la funzione di raccordo tra esse svolta dalla piazzetta che la ospita. Oltre a preservare quella esistente, si è scelto di estendere l’area verde: il lato est della chiesa e il monumento che vi sorge sono abbracciati da un tappeto erboso, che sul fianco meridionale, a raccordo col verde esistente, cede il passo alla ritmica scansione di ligustro-seduta-lampione. Tale modulo ricorre pure nel “cuscinetto” che lungo via Roma separa la strada dal marciapiede e ombreggia le attività che qui si aprono. La piazza principale è anch’essa protetta lungo due lati dai toni rosati –e profumati- di una siepe di abelia. Sposando siepi verdi, geometrie e giochi d’acqua si è voluto senz’altro rispondere ad un criterio che è tanto funzionale che estetico, ma anche rendere omaggio alla grande tradizione del giardino all’italiana.