2009 - Classe (RA) - Valorizzazione scavo archeologico

ENTE PROMOTORE: Fondazione Ravennantica - Parco Archeologico di Classe
SITO: Area archeologica di Classe (RA) - Podere Chiavichetta
PROGETTO: Luca Farinelli e Maria Chiara Santi
CONSULENZE: archeologo Massimiliano Bigoni, scenografa Daniela Pareschi, ing. Riccardo Accorsi, allestimento Marco Pedrini
ANNO: 2009

dimensioni reali

Concept. L’impasse di una sfida progettuale che è parsa da subito complessa e coraggiosa, è stato affrontato calandosi nei panni del visitatore- turista che arrivi, anche per caso, in quest’area; e domandandosi cosa al suo posto ci si sarebbe aspettati e si sarebbe qui voluto trovare.
La fascinazione che un sito archeologico esercita si deve in buona parte alla consapevolezza che quei luoghi hanno storie da raccontare e volti da mostrare. Immaginarli riesce, tuttavia, piuttosto difficile, presi come si è a tentare di riconoscere in quei lacerti informi muri, strade, colonne.
Nel progetto di musealizzazione di un’area che offre particolari potenzialità e ampi margini di azione, ci si è posti dunque questi obiettivi. Partendo dal reintegro e ricostruzione delle emergenze rinvenute o deducibili, si è mirato ad assicurare la leggibilità e comprensione del sito; che ci si è spinti oltre ad immaginare popolato di presenze, voci e attività. Sulla scorta di recenti esperienze di musei prestati al cinema, o viceversa di allestimenti creati ad hoc per essi (esemplari i casi del Louvre e di Venaria), si è pensato all’antico porto di Classe come a un suggestivo e originale set cinematografico.

visuali - luci e suoni

Il suo sonoro è diffuso da casse acustiche distribuite nell’intera area a restituire i “suoni della vita quotidiana” (voci, rumori delle officine, ruote di carri, animali…) che si immagina si svolgesse qui. E che viene restituita graficamente in grandi istantanee che circondano il sito lungo tutto il suo perimetro. Muovendosi in questa location, il visitatore, in una sorta di gioco virtuale, si muta da spettatore in attore, sino a divenire il protagonista che anima questi luoghi.
L’enorme bobina che si “srotola” attorno all’area (tale è esattamente l’impressione che ne ricava chi la osservi dal treno in movimento) è composta di enormi pannelli aventi l’aspetto di vele.



Interrogandosi sull’eccellenza caratterizzante la zona da valorizzare -sul suo genius loci- si è ravvisata l’importanza del porto, sia commerciale che militare, per lo sviluppo di una località che della Classis diviene sede per antonomasia. Simbolo della vocazione marinara della città in epoca bizantina al punto da divenire “logo” di un’ esposizione recente, è parsa appunto la vela. Che è risultata particolarmente versatile e adatta ad assolvere il compito di offrire un supporto da istoriare, oltre che di ricreare, con un impatto architettonico gradevole ma non invasivo, l’illusione del porto e dello skyline quale doveva apparire in antico; e infine di insinuare, in chi distrattamente transita per la via Marabina o la Romea, la curiosità e la voglia di accedere a questo museo all’aperto.

dimensioni reali

Da ogni punto in cui si trovi, il visitatore potrà abbracciare con lo sguardo tanto l’interno che l’esterno, e così integrare informazioni e sensazioni, luoghi e persone, reale e immaginario, come montasse tra loro le tracce di quel film di cui si trova ad essere anche attore e spettatore.
Non si tratta, quindi, di due modalità di visione alternativi o che si escludano a vicenda,
ma che al contrario interagiscono e si sovrappongono l’uno all’altro, e che si correlano ulteriormente al momento dell’approfondimento e della didattica: come unità stratigrafiche che nei loro reciproci rapporti restituiscano una complessità.